Anisetta Cocchi, un viaggio romantico

Storia e Geografia del liquore tipico reggiano / parte 1

La cucina tipica è fatta di sapori unici. Ogni ricetta tradizionale è pensata per ingredienti che non possono essere sostituiti, perché l’equilibrio dei sapori nasce dalla fusione di quei particolari prodotti. Per questo la tradizione culinaria di una città, come Reggio Emilia, non è custodita solo nei manuali di ricette o nell’esperienza delle resdòre. E’ nel profumo, nel sapore del Parmigiano, del Lambrusco e di tutto quello che è nato qui. Come l’Anisetta Cocchi. Liquore reggiano per eccellenza, distillato dal 1834 dalla famiglia Cocchi. E riportato a nuova vita dall’ultimo discendente, il famoso musicista Gigi Cavalli Cocchi – batterista di storiche band rock progressive anni ‘70, storico membro dei Clan Destino, la prima formazione di Ligabue, e poi dei CSI. Attualmente impegnato in molti progetti tra cui ricordiamo i Mangala Vallis e “Lassociazione”, gruppo di folckrock che racconta la storia della terra con musica e parole,  e che si riallaccia a pieno a questa filosofia di attenzione alla nostra cultura.

“E’ un viaggio romantico, quello che mi ha portato a riscoprire l’Anisetta Cocchi. Qualcosa che è legato ai profumi della mia infanzia: cannella, zafferano e ovviamente anice. La vecchia casa in piazzale Lepanto – poco prima del ponte di San Pellegrino, dove tuttora abito – era la sede della premiata Fabbrica Liquori Cocchi. Il fondatore, Francesco Cocchi, si era spostato in questo grande edificio dal suo piccolo esercizio in via San Carlo, per evitare il dazio a cui dovevano sottostare le imprese che operavano in città”.

Una delocalizzazione all’estero…

“Sì, alla maniera del 1856.  Effettivamente qui era tutta campagna, davvero un altro mondo rispetto a “dentro le mura”. Qui c’era il vero e proprio laboratorio, con alambicchi d’epoca, oggetti in rame bellissimi, c’era la drogheria, dove trovavi tutti i prodotti usati sia in distilleria che per la vendita. Queste mura profumavano di quegli infusi, di quelle erbe. E l’anice è quello che considero il profumo della mia vita, della storia della mia famiglia. Famiglia che qui è vissuta e ha prodotto i suoi liquori, gli infusi: tramandando gelosamente le dosi di padre in figlio, anche dopo che la linea ereditaria si esaurì per mancanza di eredi. Perché il grande amore verso la nostra storia fece sì che l’ultimo discendente dei Cocchi chiese al ramo della famiglia di sua moglie, Ines Cavalli, di rendere erede universale il nipote, mio padre Ero Cavalli, che ereditò così la distilleria anche il cognome Cocchi. Continuò a produrre fino alla fine degli anni ’80. Quando il gusto si era spostato verso liquori importati, spesso di bassa qualità. Allora mio padre congelò la produzione. Per legge fu obbligato a vendere gli alambicchi – che lavorano ancora: uno da uno speziale fiorentino, l’altro in una distilleria siciliana. Rimase però proprietario del marchio”.

Che ti ha permesso di riprendere la produzione, perché questa scelta?

“Perché era arrivato anche per me quel momento della vita in cui smetti di guardare solo avanti, e hai voglia di guardare anche al passato. Ci trovammo con Massimo Zamboni (chitarrista reggiano dei CCCP, CSI – ndr) a ridare vita a uno dei prodotti storici, la regina della distilleria Cocchi: l’Anisetta. Un liquore da fine pasto, profumato, intenso. Con un sapore unico nel panorama abbastanza povero di Anisette Italiane, che sono se non sbaglio tre o al massimo quattro. Ecco l’Anisetta Cocchi ha un sapore assolutamente unico”.

Sapore tipico di Reggio Emilia, dato che l’Anisetta Cocchi era tradizionalmente usata in tante ricette tipiche come i Tortellini, La Torta di Riso…

“E nell’Anisetta Cocchi veniva inzuppata la Spongata. Era un rito tipico dei giorni di Natale. La spongata “pucciata” nell’Anisetta Cocchi”.

                                                                                                   Nico Biagianti

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Una risposta a Anisetta Cocchi, un viaggio romantico

  1. dante 29 dicembre 2014 at 17:26 #

    La spongata “pucciata” nell’Anisetta mi fa ricordare quando la mia nonna la metteva in tavola per Natale.
    Un sapore indimenticabile

    Bravi per la ricerca dei sapori dimenticati

    Aspetto con ansia la vs prossima scoperta

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